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CONCLUSIONI . |
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Gli artisti del Classicismo, quelli del Rinascimento e tanti artisti contemporanei di grandissimo livello, ci insegnano che: "qualsiasi forma creata (modellata) in creta oppure in un’altra materia tenera, questa "forma", pretende un preciso materiale "nobile" come materia "definitiva". Gli antichi maestri dicevano: "la creta è la nascita dell’opera; il gesso (inteso come passaggio intermedio), è la morte; ed il marmo è la rinascita". Per estensione, possiamo adottare il passo precedente, per qualsiasi altro materiale "nobile" per cui la forma è stata ideata e modellata. Questi materiali possono essere: il bronzo, il legno, il marmo, il plexiglass, il ferro, il cuoio; ed anche le opere a "tecniche miste", realizzate con materiali cosi detti "poveri". A parte queste considerazioni, il fatto più importante consiste nel vero impegno creativo dell'artista davanti alla realizzazione dell'opera. La creatività dell'artista, non deve terminare appena l'opera viene ideata e modellata, questa, deve continuare con ancora maggior impegno anche nelle fasi successive cioè, nelle fasi di passaggio dell'opera nella materia desiderata (definitiva). Le riflessioni precedenti, vano rivolte a quelli artisti che appena concepiscono, ed a volte modellano un'opera, la loro creatività si esaurisce lì. Delegare agli artigiani la riproduzione di un’opera nella materia "nobile", senza per l’altro, impegnarsi minimamente a collaborare con loro, ovvio che il risultato sarà privo di carattere esteticamente elevato, ed è ancora più grave, il credere che il pubblico non percepirà il trucco. Ci sono degli artisti che per la realizzazione delle loro opere sul marmo, si avvalgono dei collaboratori detti "scalpellini", i quali lavorano sull’opera durante "la prima" e "la seconda fase". L'artista "maestro", deve essere il coordinatore dei lavori e deve essere lui, a dire sempre l'ultima parola. Cosi, è lui il vero artefice dell’opera e deve essere sempre lui a conclude l'ultima fase "rifinitura". Eco allora, che l'opera, diventa veramente sua creatura, opera dalla quale deve risultare: la propria grinta e la propria creatività artistica. A questo punto bisogna precisare e per l'ennesima volta, il detto da tutti gli addetti, che: un trattato di questo genere (il contenuto del sito), è senz'altro incompleto. Non si può teorizzare facilmente sulle cose riguardanti i lavori artigianali, perciò, queste note "appunti" sulla materia della lavorazione del marmo, non possono essere cose modificabili. Per quel che riguarda il materiale (marmo) dal lato mineralogico, le cose sono di competenza della scienza; sono dati che restano inalterati e documentabili. Per ciò che riguarda invece, l’organizzazione di un laboratorio, gli strumenti, il modo di lavorare, et., queste, sono cose discutibili e strettamente personalizzate. Ho cercato con questo lavoro di dare semplicemente la mia esperienza personale e l'esperienza dei miei generosi "maestri". Credo però che questo non sia sufficiente per fare capire bene il "mestiere". Penso quindi che ognuno deve farsi un'esperienza propria; solo mettendosi davanti al problema della materia stessa, si può creare ed inventare. Si crea l'opera d'arte e si inventano: modi e metodi, strumenti e caratteristiche specifiche, per migliorare la propria tecnica, per avere risultati esteticamente migliori e volendo, il divertimento con minore fatica muscolare. Estate 1983 Hristos Skalkotos II edizione - anno 2001
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