ESTRAZIONE - CAVE

"Io lavoro, lavoro, ma si ricorderanno di me fra due o trecento anni quelli a cui stiamo spianando la strada."

Anton Cecov

 

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 La montagna

 

 

Alpi Apuane

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La parete (fronte)

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Cava - gallerie e pilastri naturali dopo l'estrazione dei blocchi del marmo - Massa Carrara (1980)

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Schema di una cava tipo

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"pozzetto" per "filo elicoidale"

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"filo elicoidale" e "pozzetti"

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Metodo di taglio con "filo elicoidale"

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"lizzatura"

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"l'uomo del piro" o "mollatore"

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Cava

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"riquadratori"

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"l'autore" nelle cave Apuane - 1980 

 

Quello del "cavatore" dei blocchi di marmo è sempre stato un mestiere molto rischioso, specialmente negli anni passati, quando l'estrazione ed il trasporto del marmo verso la valle veniva fatto con mezzi rudimentali.

Un tempo, il marmo veniva estratto abbattendo le grandi pareti delle montagne con l'esplosivo. Una tecnica che, per la sua complessità, comportava una lunga e accurata preparazione.

Durante l'esplosione e la successiva caduta, la grande parete si spezzava, dividendosi in tanti blocchi dalle diverse dimensioni. Andiamo però per ordine;

 

CAVE

Si chiamano cave i luoghi dove vengono effettuati i lavori di estrazione delle rocce dal sottosuolo.

Il nome cava, nella legislazione italiana, è riservato a quelle opere dirette ad estrarre materiale da costruzione: marmi, graniti, pietre varie.

Nelle cave i lavori vengono effettuati all'esterno e vengono aperte dove gli affioramenti permettono una buona resa.

In una cava possono esistere diverse classificazioni di qualità marmorea cioè, stesso tipo di pietra o marmo ma di diversa qualità. Per esempio nel marmo bianco di Carrara possiamo trovare diverse qualità, tipo: A, B, C, statuario, pino alpino, etc..

Per l'estrazione dei marmi e delle pietre, la cava viene organizzata in diverse aree di lavorazione.

Tutte le cave hanno alcuni elementi in comune (schema cava). Innanzitutto si nota un piazzale di lavorazione (P), dove vengono preparati e sgrossati i blocchi abbattuti,  marmi o di altre rocce ornamentali.

I detriti e gli scarti rimasti sul piazzale (P) alimentano la discarica "letto" (D) la quale diventa sempre più larga e grande.

E' classico il caso delle cave di marmo delle Alpi Apuane, le cui candide discariche sembrano campi di neve.

La roccia viene staccata dal "fronte" (F) di abbattimento, mediante mine nel caso di materiale duro o di minor pregio, oppure con "filo elicoidale", per evitare scarti nel caso di marmi pregiati.

Dello stesso "piazzale" (P), sì possono servire più cave ed il materiale arriva nel piazzale per mezzo di una "teleferica" (T). Se la posizione della cava lo permette, anche il deposito dei blocchi finiti e la loro eventuale lavorazione avviene sullo stesso piazzale o immediatamente a lato, altrimenti, i blocchi vengono trasportati in una apposita area sita più in basso, a livello della strada, detta talora "fondo cava", dove vi sono i capannoni e derricks, per riceverli e smistarli alle segherie.

Nello schema (fig. a fianco) si vede una cava di marmo bianco dei monti Apuanei coltivata con metodi razionali che garantiscono minime perdite.

Il metodo del "filo elicoidale" (vedi fig.) è basato su una lenta azione erosiva esercitata da una fune metallica che trasporta acqua e sabbia silicea come abrasivo. Il filo mantenuto in movimento dal motore (M) è guidato in appositi "pozzetti" (P), preparati in precedenza di fianco al blocco che si vuole isolare; all'inizio esso agisce lungo la linea AA, poi giunge allo stadio BB, finche cessa l'azione abrasiva una volta a livello di PP. In qualche decina di giorni si tagliano blocchi di centinaia di metri cubi.

La discesa dei blocchi avviene, dove possibile, con camion; in caso contrario, tramite un piano inclinato con rotaie di guida, detto "lizza" (L).

 

LIZZATURA

La "lizzatura", era l'operazione di spostamento dei blocchi di marmo.

Dopo l'esplosione "varata" (spettacolo suggestivo, ma anche molto pericoloso per chi vi prendeva parte) e la successiva caduta, la grande parete "Fronte" (F) di marmo si spezzava, dividendosi in tanti blocchi dalle diverse dimensioni.

E' qui, che una volta entravano in scena i "riquadratori", che a suon di subbia e martello, cercavano di dare una forma quadrata al blocco. Il loro lavoro era difficile e pesante, e quei cavatori dovevano essere forti e pazienti.

Una volta riquadrati, i blocchi dovevano scendere a valle.

Ai tempi di Michelangelo, per portare a valle i blocchi di marmo c'era soltanto un modo: farli rotolare giù, senza alcun controllo, su di un "letto" di detriti (D).

Questo rudimentale metodo di trasporto, che si chiamava "abbrivio", era molto pericoloso ed infatti, verso la fine dell'800, fu vietato per legge.

Il metodo della "lizzatura" consisteva nel mettere i blocchi di marmo sopra una slitta ricavata da tronchi di faggio o di quercia e di farli scorrere verso valle.

La "lizza" era formata da diversi blocchi di marmo - così come mostra l'immagine a fianco - tenuti assieme da robuste corde di canapa, che servivano anche per far scendere lungo tutto il percorso l'intero carico.

Alla "lizzatura" partecipavano diversi uomini, era un lavoro di squadra molto rischioso. Davanti a tutti c'era il capo lizza, che aveva il compito di controllare che la discesa procedesse per il meglio. Era un compito delicato, e veniva affidato all'operaio più esperto. Era lui che disponeva i "parati" sul terreno davanti alla lizza, e dava il segnale ai mollatori di allentare o stringere i cavi al momento giusto.

I "parati" erano robuste assi di legno, che venivano aggiunte anteriormente, mano mano che il carico scendeva, consentendogli di scivolare senza incontrare ostacoli.

Un'altra figura molto importante nella "lizza", era "l'uomo del piro", chiamato anche "il mollatore" (vedi foto a fianco), che aveva il compito di mollare lentamente le corde, in modo che il carico scendesse molto piano, senza prendere velocità.

La lizzatura era una delle fasi più rischiose del lavoro in cava. Se il carico si liberava dalle corde, e prendeva velocità, chi vi era intorno veniva travolto. E questo, purtroppo, è successo più volte.

Il lavoro della lizzatura finiva nel momento in cui il carico arrivava al "poggio", che era il luogo dove i blocchi di marmo venivano liberati dalle corde e caricati su carri trainati dai buoi.

Così il marmo veniva portato a valle e da lì smistato verso varie destinazioni: botteghe artigiane, scultori o segherie, oppure poteva essere imbarcato su vascelli per raggiungere ogni parte del mondo.

 

La cava oggi

Col passare degli anni le tecnologie hanno cambiato la cava, l'hanno resa più accessibile e soprattutto meno pericolosa.

L'uso degli esplosivi si è fortemente limitato, e perfino il "filo elicoidale" è ormai oggetto da museo.

Oggi, il "filo diamantato" permette di tagliare pezzi di montagna ad una velocità incredibile; se una volta per fare un taglio ci voleva un mese e mezzo, oggi lo stesso taglio si fa in tre o quattro giorni.

Il "filo diamantato" è fatto come una collana di perle, infatti quei piccoli cilindri che vengono infilzati sul cavo si chiamano appunto "perline", e sono dei piccoli diamanti artificiali, distanziati tra loro da piccole molle. Unico grave inconveniente di questo metodo di lavoro è che, se si rompe il filo, le perline partono come proiettili. Per questo gli addetti devono sempre stare a distanza quando la macchina è in movimento."

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