LABORATORIO

 

 

"lo scultore non può concepire alcuna idea di figura che già non si trovi nel marmo..."

Michelangelo

 

 

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fig.01 - Il piazzale di un deposito di marmo statuario a Dionissos - Grecia.

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fig.04

fig.05

fig.06

fig.07

La pietra ed il marmo, nel corso dei secoli e fino agli inizi del '900, sono stati preferiti agli altri materiali da costruzione, ad eccezione di quelle località ove il reperimento del materiale lapideo era impossibile o troppo costoso il trasporto da altri luoghi di produzione.

Un pezzo di pietra lavorata costituisce un documento che, correttamente compreso, descrive la propria manifattura "descrive la storia". Se questa verità vale particolarmente per i molti lavori incompiuti, altrettanto conta anche per i lavori finiti.

La lavorazione della pietra e del marmo, risale a tempi preistorici, le cui informazioni sono tramandate verbalmente di generazione in generazione ed insegnate con esempi pratici, raramente tramite la parola scritta.

L'approccio sulla materia greggia lapidea, può essere messo in relazione a tre condizioni:

  • la disponibilità della pietra localmente "luogo" e le dimensioni dei blocchi ottenibili "volume";

  • l'uso che se ne vuol fare di quel "volume", quindi: "applicazione";

  • la lavorabilità, la potenzialità e le caratteristiche della materia durante la lavorazione "resa".

Disponibilità - ricorso a materiale locale (regionale)
Tale condizione ha importanza notevole: per quanto una pietra possa essere adatta per un determinato uso, se le cave sono a migliaia di chilometri e i mezzi di trasporto primitivi, si ricorrerà a un materiale ottenibile più facilmente, anche se magari meno appropriato.

Uso
Se l'estrazione di grandi blocchi, risulta difficoltosa, può succedere che le tecniche della lavorazione o dell'uso della pietra cambino in funzione della dimensione ottenibile dei blocchi. Questo è il caso delle opere di grandi dimensioni ottenute da vari piccoli blocchi composti successivamente.

Lavorabilità (potenzialità e caratteristiche della materia)
La complessità della lavorazione dipende da molteplici varianti:

  • condizione attuale della pietra, durezza;

  • caratteristiche rispetto alla lavorazione derivate dalla formazione geologica della pietra;

  • reazione agli strumenti di lavoro;

  • colore.

Durezza
La durezza della pietra è una caratteristica fisica primaria, ed ha una grande influenza sul processo di lavorazione. La durezza dello strumento, di solito, è in relazione alla durezza della pietra. I calcari più teneri vengono usualmente lavorati con acciaio temperato.

La forma degli strumenti varia in relazione alla durezza della pietra, esempio: una sgorbia è usata sulle pietre tenere, mai sul marmo. Lo stesso strumento fondamentale, come lo scalpello e la subbia e più sottile ed ha una rastremazione più lunga verso il bordo da taglio se fatto per il marmo, oppure più spesso è smussato se è fatto per il granito.

L'angolo di posizionamento dello strumento rispetto alla superficie della pietra, varia a seconda della durezza del materiale. Più dura è la pietra, più lo strumento va tenuto perpendicolare alla superficie da tagliare (figg.02/03).

Formazione geologica
Molte pietre sono soggette a difetti di vario tipo causati dal loro processo di formazione. Un difetto è una crepa presente nella pietra al momento della sua estrazione, che può essere più o meno visibile in superficie.

Il processo di formazione di una pietra crea alcune caratteristiche che influiscono sulla sua lavorazione. Il calcare, in quanto roccia sedimentaria, presenta delle linee orizzontali di stratificazione che lo attraversano da parte a parte, chiamate "verso", simili alle venature del legno. La pietra si rompe più facilmente lungo il verso ed più difficile romperla o scolpirla nel senso contrario.

L'importanza della stratificazione o verso è tale che normalmente viene presa in considerazione al momento stesso della scelta del blocco di marmo (fig. 01)

Reazione agli strumenti
Ogni tipologia di pietra o marmo, dimostra una diversa ricettività agli strumenti; la differenza, comunque, sarà relativa alla durezza. Un buon granito non potrà essere scolpito nei minimi dettagli quanto le altre pietre perché il modo in cui viene lavorato lo sottopone ad uno sforzo maggiore delle altre pietre, per cui ha meno capacità di trattenere i minimi dettagli.

Un altro aspetto di ricettività agli strumenti e dato dalla capacità della pietra di ricevere una lucidatura. Una pietra adatta a essere lucidata è talmente ricettiva agli abrasivi da poter essere levigata fino a farle assumere lucentezza. I marmi, i graniti e qualche calcare duro possono essere lucidati: i calcari teneri e le arenarie, no. Spesso questi ultimi vengono levigati con un raschietto in acciaio anziché con gli abrasivi.

Colore
La colorazione non uniforme della pietra è la manifestazione visibile delle sue variazioni geologiche che ne influiranno la lavorazione. Colori diversi, nello stesso blocco, rappresentano i diversi materiali che hanno partecipato alla sua formazione. Gli interstizi tra i colori indicano abbastanza spesso i punti deboli della pietra.

Una semplificata classificazione delle pietre, dal punto di vista della lavorazione, porta alla individuazione in gruppi: pietre tenere, comprendenti soprattutto i calcari teneri non lucidabili e le arenarie; calcari duri e marmo, tutte pietre lucidabili; infine graniti e simili.

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