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ANTICA LAVORAZIONE "a tre compassi" |
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Storia Questo metodo di lavorazione era usato dagli antichi Greci nel Classicismo (età d'oro di Pericle). Si dice che Fidia e gli altri scultori e scalpellini, che lavorarono alla costruzione dell'Acropoli di Atene, usassero i tre compassi per riportare i punti dal modellato di gesso al blocco di marmo indicato per la riproduzione. Il modellato, che poteva essere: figura, fregio, altorilievo, ec. veniva prima creato dallo scultore in creta e poi conservato seguendo due metodi diversi: Il primo consisteva nell’eseguire stampi negativi in gesso e successivamente modellare al suo interno l'argilla dello spessore desiderato. Quando l'argilla era asciutta, la forma veniva liberata dallo stampo di gesso e lo scultore completava l’opera con delle rifiniture. A rifiniture ultimate, l'opera veniva cotta nei forni, diventando così terracotta. Il secondo metodo consisteva nell’eseguire copia del modellato in gesso. Essendo il gesso di colore bianco, lo scultore aveva una precisa percezione dei volumi per tutto il tempo necessario alla riproduzione dell'opera sul marmo.
Il gesso, come materiale intermedio fra argilla e marmo, dà una maggiore sicurezza durante il lavoro di quella data dalla terracotta; poiché la riproduzioni in gesso ha nel suo interno stoppa o canapa che lo proteggono da eventuali urti e rotture. Oltretutto, la copia in gesso è leggera e maneggevole, facile negli spostamenti, offre una superficie bianca dove il segno a matita si evidenzia maggiormente. L’artista ha poi la possibilità, a lavoro ultimato, di conservare l'opera in gipsoteca (deposito dei gessi) di cui abbiamo un esempio regionale, a Possagno (VI): La Gipsoteca del Canova. E' necessario fare un cenno sul modo in cui l'artista prende i punti di riferimento dal modellato (copia) di gesso al marmo. Ci sono diversi metodi che variano a seconda delle abitudini dello scultore. Gli antichi mettevano in corrispondenza ad ogni punto necessario un chiodino, lasciando sporgere la testa dalla superficie del gesso. L'utilizzo del chiodino si rendeva necessario poiché sopra quel punto sì univano le tre punte estreme dei tre compassi. Non c'era quindi pericolo di alterare la superficie del modello. Attualmente si lavora con la matita, perché il metodo di lavorazione è cambiato: al posto dei tre compassi c'è la macchina per la riproduzione (braccio articolato). Per ogni punto di riferimento scelto dallo scultore corrisponde una piccola croce a matita oppure un puntino nero; appena il punto viene riportato sul marmo (scolpito), si segna un piccolo cerchio attorno alla croce +; in tal modo si sa che quel punto è già stato prodotto. |
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. I tre compassi Il numero dei compassi corrisponde alle dimensioni reali (altezza, larghezza e profondità). Ogni punto di qualsiasi volume ha queste dimensioni in rapporto con tutti gli altri punti dello stesso. Iniziando la procedura della riproduzione, vengono prima definiti i tre punti sulla base del modellato (A, B, C) come nella figura. Questi punti (i più sporgenti) devono essere uguali ai punti (A', B', C') del marmo. E' buona norma che il blocco di marmo venga tagliato (squadratura) dal principio, in base alle dimensioni di base del modellato di gesso. Per definire ora il primo punto (X') sul marmo, prendiamo il primo compasso (a) e lo apriamo in modo che le sue due estremità siano a contatto con i punti (A) e (X) del modellato di gesso. La stessa operazione va fatta con il secondo compasso (b) le cui punte saranno a contatto con i punti (B) e (X) e con il terzo (c) nei punti (C) e (X). Prese le misure, proseguiamo alla riproduzione del punto (X) sul marmo, tenendo fisse le tre estremità dei compassi sui punti (A', B', C’), cominciamo a scolpire la superficie del marmo fino a che le altre tre estremità del compassi non si identificheranno sul punto (X') del marmo, quindi (X) = (X'). Lo stesso procedimento si usa per qualsiasi altro punto da riportare, mantenendo sempre come punti di riferimento (A, B, C) e (A', B', C'), fino a che la riproduzione sarà terminata. Bisogna precisare che per fare questo lavoro è necessaria almeno un’altra persona, come supporto per lo spostamento dei compassi. Risulta quindi evidente che il compasso è lo strumento fondamentale per il lavoratore del marmo. Gli scultori non sempre erano in grado di leggere i numeri, così lavoravano spesso su un'unica misura predisposta per loro. Tutte le altre misure derivavano da quella lunghezza di base. Per riprodurre una dimensione era necessario sapere quale frazione o multiplo fosse rispetto all'unità originale, usando il compasso per scoprire e fissare la dimensione desiderata. Anche oggi molti artisti contemporanei usano questo metodo di riproduzione per ingrandire oppure rimpicciolire i loro bozzetti. |
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