SCULTURA ARCAICA

 

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"La geometria è infinita perché ogni quantità continua è divisibile all'infinito per l'uno e per l'altro verso."

Leonardo

 

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Kouros di Capo Sounion

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Stele del guerriero Ariston

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Nella statuaria arcaica il corpo maschile viene detto "Kouros" mentre quello femminile "Kore".

I Kouros rappresentano i caratteri generali dell’umanità, non si tratta per cui di statue (ritratto) che riportano i lineamenti particolari di ogni singolo individuo, ma l’idea di giovane uomo.

Il volto ha perciò un’espressione fissa e gli occhi molto grandi sono senza pupille. Essi, infatti, non guardano un oggetto ma l’infinito. Il corpo è in posizione rigida, in piedi con le braccia accostate al busto, il piede sinistro leggermente in avanti per dare maggiore stabilità, i capelli sono sempre molto curati.

La "Hera di Samo" (570 a.C.), uno dei più antichi esemplari della grande statuaria greca, vede, come nel tempio greco, forma ideale dello spazio, il passaggio dalla forma curva delle colonne su cui la luce si gradua in infiniti passaggi, alla volumetria dell’insieme, che offre alla luce i suoi piani squadrati, così qui si passa dallo stelo cilindrico delle gambe avvolte nella veste pieghettata al busto squadrato. Lo scultore ha cercato di definire come la sostanza viva dello spazio, la luce, penetra in quella struttura geometrica fino ad identificarsi con quella del marmo. Ha solcato il lungo fusto cilindrico della veste con tante pieghe sottili, tutte uguali come le scanalature di una colonna e, in alto, ha dato al ritmo più largo delle pieghe del manto un andamento sinuoso per suggerire le curve del braccio e del busto al di là di quei piani ideali. La "Hera di Samo" è opera ionica, e tipicamente ionico è questo intrecciarsi di un’attenta sensibilità alle variazioni e vibrazioni luminose, alla rigorosa geometria dei grandi volumi.

Nella scultura ionica (Egeo Asia Minore) molti e diversi sono i modi di qualificare plasticamente una superficie fissando il modo della sua reazione alla luce: le pieghe della veste o i più radi solchi sinuosi del mantello, la cesellatura dei capelli ("Kouros di Capo Sounion") e il modellato disteso, non sono altro che alcuni modi di trattenere e impegnare, in frequenze più fitte o più rade, la luce sulla materia.

Nella "Kore di Antenore" (530 circa), non v’è neppure anatomia, ma soltanto drappeggio. Come in tutto il gruppo delle Korai dell'acropoli di Atene, un sottile luminismo di origine ionica increspa tutte le superfici, variamente incanalando la luce nei rivoli fitti delle pieghe irraggiate in diverse direzioni, nei festoni dei lembi ricadenti dei pepli, nelle fitte trecce ondulate. Il moto o, piuttosto, la vita della figura è dunque interamente ottenuto con diverse qualificazioni delle superfici per una varia modulazione della luce, con il diverso orientamento e andamento dei risalti luminosi e dei solchi d’ombra, con il loro ritmo ora ascendente ora discendente.

La scultura dorica, con il taglio severo delle masse e la forza contenuta delle sue forme conserva ancora il senso d’oppressione della mitologia ctonia, ch’è appunto la mitologia delle preponderanti, invincibili forze cosmiche ("Frontone della Gorgone", dal tempio di Artemide a Corfù; inizio VI sec. a.C.).

Nella "Stele del guerriero Ariston" firmata da Aristocle (530 a.C.) mancando una profondità reale, la plasticità della figura è affidata all'andamento dei contorni, alla linea. Al livello più profondo, il braccio che regge la lancia è soltanto profilato sul fondo; i contorni tendono alla retta; l'asta rettilinea solca appena il fondo, divergendo leggermente dalle rette del bordo. Il torace con il suo volume espanso, è disegnato da una curva più accentuata, più marcata ancora è la curva del muscolo del braccio affiorante al primo piano.

Benché tutta compressa nell'esiguo spessore della lastra marmorea, la figura  del querriero è come inscritta tra le facce di un parallelepipedo: il fondo, i lati estremamente abbreviati nell'incavo dei bordi, un piano frontale immaginario suggerito dall'appiattirsi delle pieghe della manica sul braccio turgido, muscoloso.

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