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La
scultura
Era la
forma d’arte in cui l’artista, pur soggiacendo ad alcuni canoni
tradizionali, era più libero ad esprimersi. Le prime statue, le più
antiche, non erano destinate ad essere viste da alcuno: erano il "Ka" del
morto e venivano seppellite con lui. Tutt’al più quelle del re erano
poste nel suo tempio mortuario. La più famosa di questo periodo è lo
" Scriba " del Louvre, opera senza dubbio di un grande
maestro.
I
materiali
Le statue erano tutte dipinte, non solo, ma si cercava di dar
loro la massima verosimiglianza inserendo per esempio nell’occhio
pietre dure che ne figurassero il globo, la cornea, l’iride e la
pupilla con diverse gradazioni di colore. Dipinte erano le statue in
legno, in calcare, in alabastro (il marmo non esisteva in Egitto).
Soltanto le sculture in pietre più " nobili ", cioè graniti
e dioriti, erano lasciate senza colore.
Questi ultimi due materiali sono utilizzati per i soggetti più
importanti come le divinità conservate all’interno dei templi.
L’uso del legno e
dei metalli è rarissimo; ciò si spiega dalla scarsa reperibilità
della materia prima.
Permane
il mistero di come si potesse poco prima del trentesimo secolo a.C.,
scolpire materie durissime, le più dure che
esistano, come la diorite, il granito rosso, la sienite e questo con tanta
precisione. Oggi stesso
queste pietre, nonostante gli scalpelli pneumatici e i temperatissimi
acciai, porrebbero non pochi problemi allo scultore. Con gli arnesi d’allora,
scalpelli e trapani di rame o bronzo, non era possibile neppure scalfite
un blocco di granito. Quindi lo sbozzo doveva esser operato
esclusivamente con mezzi abrasivi, e le rifiniture con schegge dello
stesso granito o di ossidiana. Ma quanto tempo, pazienza e forza di
braccia occorrevano?
Questa
enorme difficoltà di lavorazione imponeva limiti tecnici: nulla poteva
esser lasciato all’improvvisazione, nessun pentimento era ammesso; il
problema doveva esser risolto in anticipo e portato a compimento con
estrema precisione. Ne risultava alla fine un blocco scultoreo di
rigorosa compattezza, in cui s’evitavano gli spazi fra tronco e arti,
si rinunciava al superfluo: ma mai alla bellezza né, sovente, al
virtuosismo.
La
scultura egiziana è la traduzione dell’arte piana
tridimensionalmente. Le statue sono realizzate per essere ammirate di
profilo o di fronte; progettate a partire da un reticolo di linee
perpendicolari tracciate sulla pietra cui poi si riferiscono, in
proporzione alle parti del soggetto da realizzare.
Quasi sempre
viene rispettata la cosiddetta " Legge della
frontalità", in omaggio alla quale la statua, posta idealmente in
una nicchia; per cui la
simmetria, ai due lati dell’asse che passa tra naso e ombelico, è
sempre perfetta.
Come
le piramidi, anche le statuette ebbero una loro evoluzione, non tanto
nello stile di produzione quanto nel luogo di produzione. Nell’Antico
e nel Medio Regno le botteghe artigiane errano il regno della statuaria,
nel Nuovo Regno la statua viene trasferita in appositi laboratori oppure
nel interno dei templi stessi. Vengono modellati qui i faraoni destinati
a presenziare le loro tombe per l’eternità.
I Grandi Faraoni
Il
faraone è il soggetto più scolpito, colto in una fase della vita, la
giovinezza o la maternità, e proposto in dimensioni gigantesche quasi
ad amplificarne la potenza. Lo scultore non si preoccupa di rendere
reale il soggetto che rappresenta. Nell’arte egiziana prevale,
infatti, lo stereotipo, la rappresentazione in maniere diverse.
Il
carattere saliente della figura umana di questo primo periodo, che
permarrà spesso anche nei successivi, è l’olimpica serenità. Nella
sua dignitosa compostezza, nulla turba il defunto, non traspare alcun
sentimento, l’immobilità è assoluta, lo sguardo contempla l’infinito,
la bocca è atteggiata a un sorriso appena accennato. La testa è
accuratissima, il corpo assai più convenzionale. Se le figure sono più
d’una, si tratta di due o più statue poste una accanto all’altra.
Nulla che possa far pensare a un " gruppo ". Tipico esempio la
famosissima coppia del principe Rahotep e di sua moglie Nefret,’ al
Museo del Cairo. Anche se in alcuni casi la sposa, con gesto affettuoso,
circonda il marito con il braccio, le statue, che si tocchino o no,
rimangono distinte.
È
questa l’epoca d’oro della scultura egizia. In seguito le statue
usciranno all’aperto, diventeranno sempre più colossali, faranno
parte integrante dell’architettura, costituiranno esse stesse
grandiosi monumenti; ma raramente raggiungeranno la bellezza e la
perfezione di queste, comprese nel periodo che va più o meno da Geser a
Micerino, cioè dal XXVII al XXV secolo a.C.
Particolari
attenzioni gli scultori egizi posero nelle stupende statue di animali,
leoni, sciacalli, gatti, falconi, scimmie, sfingi, forse le più belle
di tutta la storia dell’arte.
Altra
forma in cui gli artisti eccelsero è il bassorilievo, con cui coprirono
centinaia di muraglioni, di colonne, di interni di templi e di tombe.
Alcuni, come quelli del sepolcro di Haremhab, sono dei capolavori;
altri, come quelli del tempio di Seti ad Abido e di Hatscepsut a
Deir-el-Baharj, sono accuratissimi. La maggior parte rappresenta scene
di vita, episodi rituali e tipici del costume locale, superando, nella
finezza dei particolari, quel grado di altissimo artigianato che è il
pregio costante di tale genere di decorazione. La scultura egizia, fino
all’epoca di Pericle, resterà la più importante di tutta l’antichità.
SCRIBA:
Membro appartenente
alla casta dei funzionari che reggevano l'amministrazione dell'antico
Egitto. Gli scribi costituivano una casta molto potente strutturata in
una gerarchia piramidale. Sin da giovani erano iniziati all'arte della
difficile scrittura geroglifica, al calcolo e all'amministrazione.
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