|
STRUMENTI |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| . | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
"Ammirava la terribile potenza creatrice della sua memoria. " Marcel Proust |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| . | .. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
STRUMENTI Le modalità usate dallo scultore per lavorare la pietra sono tre, e ad esse corrispondono vari strumenti "ferri". Gli "scalpelli" di varie forme (fig. 1), le "mazze" e i "mazzuoli" (fig. 2), servono per far saltare dal blocco pezzi (schegge) più o meno grandi; i "trapani" di vari tipi vengono impiegati per forare il marmo; infine, le "lime" (fig. 3) e gli "abrasivi naturali" (pomice, smeriglio, ecc.), servono per levigare le superfici. Questi tre modi di lavorare la pietra si trovano associati soltanto in epoca relativamente recente. In Egitto, le pietre dure venivano intagliate con scalpelli di bronzo appuntiti e poi levigate con lo smeriglio, mentre i calcari erano lavorati con scalpelli a taglio. Nel periodo greco arcaico le statue nelle cave dell’isola di Naxos e l'Apollo con l'ariete dell'acropoli dell’isola di Tassos, lasciate incompiute per la presenza di difetti nel blocco di marmo, documentano l'uso dello scalpello a punta in tutte le fasi della lavorazione, dalla "sbozzatura" alla "modellazione", oltre alla tecnica antica della battitura della superficie a colpi non obliqui ma perpendicolari, che determinava superfici puntinate assai irregolari, adatte al rivestimento con lo stucco e il colore; più tardi, sul luogo della messa in opera, la statua riceveva una levigatura grossolana con la pomice e veniva rifinita con lo scalpello a taglio, che otteneva i bordi netti delle palpebre e delle labbra, i solchi della barba e dei capelli, le pieghe delle vesti, ecc. A partire dal V secolo, le superfici cominciano a ricevere una levigatura più accurata, ottenuta mediante le lime; oltre allo scalpello a punta vengono usati anche scalpelli a testa piatta e a testa curva, e il trapano nelle parti situate in profondità. Il trapano, che era già noto in epoca assai antica, veniva impiegato in misura limitata. Soltanto nella scultura romana a partire dagli Antonini, l’uso dei trapani viene impiegato massiciamente per ottenere contrasti di ombre e di luci. Scalpelli, lime e trapani sono gli strumenti fondamentali dello scultore. CATALOGAZIONE DEGLI STRUMENTI In linea generale gli strumenti usati oggi non sono affatto diversi da quelli usati nei tempi antichi. Per prima cosa elencheremo gli arnesi e gli strumenti basilari per la gestione di un laboratorio di scultura, in ordine di utilità. LIVELLO A BOLLA D'ARIA: (fig. 4/a) serve a disporre orizzontalmente il piano di lavoro (cavalletto o base in cemento armato). PIOMBINO: (fig. 5) serve a determinare la direzione verticale del blocco sul piano di lavorazione e sarà l'ultimo strumento ad essere usato quando la scultura si troverà in loco, terminata e messa in opera (sul basamento) per assicurare allo scultore l'esatta posizione verticale dell'opera. LIVELLO A SQUADRA O ARCHIPENDOLO: (fig. 4/b) è usato per lo più nell'edilizia. SESTE O COMPASSI (fig. 6) strumenti in ferro o in legno usati per determinare distanze da un punto all'altro, per misurare e dividere linee, per descrivere circonferenze ed archi. COMPASSI A BRACCIA CURVE CONVERGENTI: (fig. 7): servono per prendere la misura dei volumi delle forme. Esistono anche compassi doppi mobili usati soprattutto per ingrandimenti direttamente sul marmo. Si può ingrandire due o più volte la forma spostando conseguentemente la vite che ferma le due braccia. SQUADRE: possono essere di ferro o di legno. Strumenti a forma di triangolo con i quali si tracciano le linee perpendicolari e parallele. IL PANTOGRAFO O MACCHINA: (fig. 8) vedi capitolo a parte per il suo funzionamento. MAZZUOLO O MARTELLO DI FERRO (fig. 9/b) è lo strumento più importante per lo scultore. Il suo peso e il suo schema sono componenti principali. Il peso dei martelli varia da 500 gr. A 1.500 gr.; la scelta del peso dipende dalle abitudini dell'artista e dal tipo di lavoro che effettua. Varia anche lo schema dei martelli; quello curvo (fig. 9/e) porta colpi più sicuri, equilibrati ed omogenei e si evitano così le piccole macchiature sulla superficie del marmo. Il martello curvo era molto diffuso nelle antiche maestranze greche. Il modo in cui si tiene il martello è la cosa più importante nella lavorazione del marmo, ma a questo si farà cenno di seguito. MAZZA: (fig. 9/a) martello di ferro massiccio con manico di legno lungo. La sua caratteristica è che da un lato è a punta, dall'altro è piatto. Serve per sbocciare grossolanamente il marmo. MARTELLETTO: piccola mazza di ferro per accapezzare il marmo ed allineare gli spigoli. MARTELLINA: (fig. 9/c) è una sorta di martello di ferro a taglio dentato ed acciaiato che ha da una parte denti più grandi, dall'altra più minuti. Sì usa al posto della grandine sulle superficie piane e nei lavori più ordinari. BOCCIARDA: (fig. 9/d) martelli con ambedue le parti a punte temperate usati per creare superfici piane ma grezze in modo che la luce non crei effetti netti nei piani. A seconda del modo in cui vengono adoperati si possono ottenere diverse tessiture (textur). SCALPELLO : è uno strumento fondamentale nella scultura e prende denominazione a seconda della sua forma e dimensione (calcagnolo, subbia, gradina, tridente, sgorbia , ungello, ec.). La tecnica dello scalpellino viene riferita cronologicamente agli Egizi che lo avrebbero utilizzato per la lavorazione di materiali molto resistenti, e l'avrebbero trasmesso nel VII secolo a.C. ai greci. SUBBIA: (Fig. N. 38d ): e' uno scalpello le cui dimensioni (grossezza e lunghezza) variano secondo i lavori. La sua forma è quadrangolare da una parte e termina con una punta acciaiata con cui si abbozzano i marmi. DENTE DI CANE O CALCAGNOLO: scalpello con una tacca nel mezzo del taglio che è acciaiato, utilizzato per togliere i tramezzi lasciati dalla subbia. GRADINA: scalpello con diverse tacche nel taglio e denti acciaiati che possono essere più grossi e più sottili; serve per gradinare o ridurre a fine il taglio. SCALPELLO PROPRIAMENTE DETTO: ha il taglio piatto, diritto, temperato e ben affilato con sui si levigano le gradine rimaste nel marmo ottenendo cosi una superficie liscia. Il taglio piatto si diversifica a seconda dell'utilità, a volte più largo, altre più stretto. GORBIA O FERRO TONDO: scalpello simile al precedente, ma con taglio acciaiato di forma semicircolare per incavare e scanalare; anche questo strumento è di diverse misure. (Fig. N. 39b) UNGHIETTO: si tratta di una specie di scalpello schiacciato ed acciaiato in punta somigliante allo scalpello subbia ma più lungo e stretto. Serve per lavorare nei fondi e nei sottosquadri del marmo. RASCHIETTO: è un doppio scalpello con fusto piegato ad esse le cui estremità smussate ed acciaiate sono piatte e taglienti. Si usa senza il soccorso del mazzuolo premendolo fortemente con le mano per togliere dalla superficie le più piccole irregolarità rimaste. Tutti i tipi di scalpello soprannominati devono essere acciaiati (temperati). Una volta le persone specializzate portando la punta dello scalpello ad elevata temperatura e passandola successivamente nell'acqua, riuscivano ad acciaiare gli strumenti in modo tale che il ferro diventasse duro e resistente come l'acciaio. Gli strumenti trattati in questo modo risultavano molto più resistente durante la lavorazione e il risultato, come dicevano i vecchi maestri, era più dolce. Durante la lavorazione gli scalpelli devono essere affilati spesso su una pietra particolarmente dura con una goccia d'olio. Attualmente esistono in commercio vari tipi di strumenti abbastanza resistenti; sono gli strumenti in (vidia) ed in diamante e vengono prodotti da grandi industrie in serie e in formati standard. Questi strumenti sono particolarmente adatti alla lavorazione di graniti, pietre dure, Rosso Verona, ec., il loro costo è alto ma durano molto. Ormai sono pochissimi gli artigiani specializzati nella fabbricazione degli scalpelli; è vero però che la lavorazione su marmo bianco scultoreo (tipo Pentelico o Carrara statuario), si effettua in modo migliore con strumenti di ferro temperato. Il risultato è evidente, la plasticità delle forme risulta ottima e lo strumento nella mano dell'artista scorre in modo migliore. LIME: possono essere: diritte o storte, piatte o rotonde, a coda di topo, o tonde da una parte e piatte dalle altre e servono a togliere le irregolarità e pulire nelle parti più delicate e più difficili ad essere penetrate con gli altri strumenti. Sono di diverse misure e grane. L'impiego delle lime nel lavoro deve essere minimo e devono essere usate con estrema attenzione perché facilitano il lavoro ma allo stesso tempo possono danneggiare macchiando la superficie del marmo. Gli antichi Greci rifinivano le statue solo con lo scalpellino, mai con la lima perché cosi la superficie del marmo restava sana e brillava sotto i raggi del sole. PICCOLA LIMA A TRIANGOLO PER FERRO: Piccola lima triangolare usata per affilare le gradine e la martellina e per aguzzare gli altri ferri. TRAPANO: Ci sono trapani che lavorano sia a percussione che ad abrasione. E' uno strumento che serve a forare una pietra con un buco che abbia lo stesso diametro per tutta la sua profondità. I buchi di trapano vengono utilizzati per diversi scopi: come spazio dove piazzare i cunei; per spaccare in due la pietra senza l'uso di cunei con una fila di trapanature molto vicine una all'altra; per infilarci dei perni allo scopo di tenere uniti due pezzi di pietra; infine per scolpire in maniera non rischiosa un rilievo sotto squadra o come effetto decorativo. I tipi di trapano più comunemente usati oggi e nel passato sono: il trapano pneumatico, quello elettrico, la menaruola, il trapano ad asta ed Il violino. Trapano pneumatico: questo strumento è fondamentalmente uguale a quello usato per rompere la pavimentazione stradale. Una lunga punta viene attaccata a un grande martello pneumatico che percuote e gira ad un tempo. Trapano elettrico: per tagliare, il trapano elettrico da pietra usa normalmente punte a spirale con estremità in widia. I trapani elettrici più recenti possono essere usati sia per percuotere che per tagliare tramite rotazione (abrasione). La "menaruola" o trapano (a petto) o (a manubrio), è uno strumento di ferro identico a quello del falegname e con punte rotanti a forma di (V) o di ferrotondo, dette "saetuzza". Era uno strumento molto usato in epoca premoderna; la si preferiva ad altri tipi di trapano, quando la pressione dello stesso era ritenuta più importante della sua rapidità di rotazione. Questo strumento può essere puntato contro il petto e spinto con il corpo o fatto lavorare con un grosso peso posto sopra. La (fig. ) mostra un altro tipo di trapano chiamato "trapano ad asta". Esso si compone di un'asta attraversata in alto da una cordicella le cui estremità vanno ad unirsi a quelle di una traversa che viene trapassata nel mezzo dell'asta medesima. Il violino (fig. ) è pure un tipo di trapano utilizzato in passato. MARTINO: macchina complessa; serve per sollevare e maneggiare con facilità blocchi marmorei. E' utilissima per piccoli spostamenti dei blocchi sul piano di lavorazione. Deve essere usata con estrema prudenza e pazienza, ma vale la pena utilizzarla dal momento che per i piccoli spostamenti necessari di un blocco marmoreo il servizio di una gru è molto dispendioso. PALI DI FERRO: aste di ferro lunghe m. 1,50 - 1,70 sottili e rotonde ad una estremità e più grosse nell'altra. Servono come leva per manovrare e alzare i blocchi di marmo. RULLI: grosse aste di legno le quali, poste sotto il blocco di marmo possono con facilità rimuoverlo. In diversi laboratori di scultura sufficientemente attrezzati possiamo vedere la lavorazione del marmo effettuata oggi in modo semindustriale. Su un compressore ad aria viene applicato il cosiddetto "martello pneumatico", il quale produce un elevato numero di colpi. Inserendo su di esso gli scalpelli adatti si può lavorare il marmo con velocità e precisione. Il tempo di lavoro viene ridotto notevolmente però il risultato ottenuto è ben diverso da quello manuale. Usando il martello pneumatico, per quanto attenti possiamo essere durante la lavorazione, i colpi da esso prodotti danneggiano il marmo ed indeboliscono la struttura cristallina della superficie permettendo all'aria, alla pioggia, allo smog ed alle impurità atmosferiche di penetrare nella struttura mineralogica del marmo con maggiore facilità, corrodendolo più velocemente. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| . |
|
[home] [introduzione] [etimologia] [storia] [mineralogia] [estrazione-cave] [laboratorio] [links] [email] |