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SCULTURA EGIZIA

 

"Il simbolo non è un rivestimento meramente accidentale del pensiero ma il suo organo necessario e essenziale."

Cassirer

 

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Lo "scriba accovacciato"  IV o V dinastia, 2600-2350 a.C. Calcare dipinto

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Ritratto di Neferiti
quarzite, h. 18 cm.
XVIII dinastia
circa 1365-1349 a.C.

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La famosissima coppia del principe Rahotep e di sua moglie Nefret,’  Museo del Cairo

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 Ramesse II
granito nero, h. 77 cm
Il Cairo, Museo Egizio

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La scultura

Era la forma d’arte in cui l’artista, pur soggiacendo ad alcuni canoni tradizionali, era più libero ad esprimersi. Le prime statue, le più antiche, non erano destinate ad essere viste da alcuno: erano il "Ka" del morto e venivano seppellite con lui. Tutt’al più quelle del re erano poste nel suo tempio mortuario. La più famosa di questo periodo è lo " Scriba " del Louvre, opera senza dubbio di un grande maestro.

I materiali

Le statue erano tutte dipinte, non solo, ma si cercava di dar loro la massima verosimiglianza inserendo per esempio nell’occhio pietre dure che ne figurassero il globo, la cornea, l’iride e la pupilla con diverse gradazioni di colore. Dipinte erano le statue in legno, in calcare, in alabastro (il marmo non esisteva in Egitto). Soltanto le sculture in pietre più " nobili ", cioè graniti e dioriti, erano lasciate senza colore.  Questi ultimi due materiali sono utilizzati per i soggetti più importanti come le divinità conservate all’interno dei templi. L’uso del legno e dei metalli è rarissimo; ciò si spiega dalla scarsa reperibilità della materia prima.

Permane il mistero di come si potesse poco prima del trentesimo secolo a.C., scolpire materie durissime, le più dure che esistano, come la diorite, il granito rosso, la sienite e questo con tanta precisione. Oggi stesso queste pietre, nonostante gli scalpelli pneumatici e i temperatissimi acciai, porrebbero non pochi problemi allo scultore. Con gli arnesi d’allora, scalpelli e trapani di rame o bronzo, non era possibile neppure scalfite un blocco di granito. Quindi lo sbozzo doveva esser operato esclusivamente con mezzi abrasivi, e le rifiniture con schegge dello stesso granito o di ossidiana. Ma quanto tempo, pazienza e forza di braccia occorrevano?

Questa enorme difficoltà di lavorazione imponeva limiti tecnici: nulla poteva esser lasciato all’improvvisazione, nessun pentimento era ammesso; il problema doveva esser risolto in anticipo e portato a compimento con estrema precisione. Ne risultava alla fine un blocco scultoreo di rigorosa compattezza, in cui s’evitavano gli spazi fra tronco e arti, si rinunciava al superfluo: ma mai alla bellezza né, sovente, al virtuosismo.

La scultura egiziana è la traduzione dell’arte piana tridimensionalmente. Le statue sono realizzate per essere ammirate di profilo o di fronte; progettate a partire da un reticolo di linee perpendicolari tracciate sulla pietra cui poi si riferiscono, in proporzione alle parti del soggetto da realizzare. Quasi sempre viene rispettata la cosiddetta " Legge della frontalità", in omaggio alla quale la statua, posta idealmente in una nicchia; per cui la simmetria, ai due lati dell’asse che passa tra naso e ombelico, è sempre perfetta.

Come le piramidi, anche le statuette ebbero una loro evoluzione, non tanto nello stile di produzione quanto nel luogo di produzione. Nell’Antico e nel Medio Regno le botteghe artigiane errano il regno della statuaria, nel Nuovo Regno la statua viene trasferita in appositi laboratori oppure nel interno dei templi stessi. Vengono modellati qui i faraoni destinati a presenziare le loro tombe per l’eternità.

I Grandi Faraoni

Il faraone è il soggetto più scolpito, colto in una fase della vita, la giovinezza o la maternità, e proposto in dimensioni gigantesche quasi ad amplificarne la potenza. Lo scultore non si preoccupa di rendere reale il soggetto che rappresenta. Nell’arte egiziana prevale, infatti, lo stereotipo, la rappresentazione in maniere diverse.

Il carattere saliente della figura umana di questo primo periodo, che permarrà spesso anche nei successivi, è l’olimpica serenità. Nella sua dignitosa compostezza, nulla turba il defunto, non traspare alcun sentimento, l’immobilità è assoluta, lo sguardo contempla l’infinito, la bocca è atteggiata a un sorriso appena accennato. La testa è accuratissima, il corpo assai più convenzionale. Se le figure sono più d’una, si tratta di due o più statue poste una accanto all’altra. Nulla che possa far pensare a un " gruppo ". Tipico esempio la famosissima coppia del principe Rahotep e di sua moglie Nefret,’ al Museo del Cairo. Anche se in alcuni casi la sposa, con gesto affettuoso, circonda il marito con il braccio, le statue, che si tocchino o no, rimangono distinte.

È questa l’epoca d’oro della scultura egizia. In seguito le statue usciranno all’aperto, diventeranno sempre più colossali, faranno parte integrante dell’architettura, costituiranno esse stesse grandiosi monumenti; ma raramente raggiungeranno la bellezza e la perfezione di queste, comprese nel periodo che va più o meno da Geser a Micerino, cioè dal XXVII al XXV secolo a.C.

Particolari attenzioni gli scultori egizi posero nelle stupende statue di animali, leoni, sciacalli, gatti, falconi, scimmie, sfingi, forse le più belle di tutta la storia dell’arte.

Altra forma in cui gli artisti eccelsero è il bassorilievo, con cui coprirono centinaia di muraglioni, di colonne, di interni di templi e di tombe. Alcuni, come quelli del sepolcro di Haremhab, sono dei capolavori; altri, come quelli del tempio di Seti ad Abido e di Hatscepsut a Deir-el-Baharj, sono accuratissimi. La maggior parte rappresenta scene di vita, episodi rituali e tipici del costume locale, superando, nella finezza dei particolari, quel grado di altissimo artigianato che è il pregio costante di tale genere di decorazione. La scultura egizia, fino all’epoca di Pericle, resterà la più importante di tutta l’antichità.

 

SCRIBA: Membro appartenente alla casta dei funzionari che reggevano l'amministrazione dell'antico Egitto. Gli scribi costituivano una casta molto potente strutturata in una gerarchia piramidale. Sin da giovani erano iniziati all'arte della difficile scrittura geroglifica, al calcolo e all'amministrazione.

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